Scatta domani il piano dei tagli al personale di Telecom Italia. L’annuncio è arrivato venerdì, le lettere di licenziamento per 3.700 lavoratori sono partite mentre i dipendenti Telecom di tutta Italia scioperavano.Notizia attesa, il numero degli esuberi era stato annunciato a fine aprile. Esuberi programmati nel piano triennale 2010-2012.
In totale sono quasi 7.000 i posti di lavoro a rischio. Più della metà, 3.700 appunto, nel corso dei prossimi 11 mesi, cioè fino al 30 giugno 2011.
Nonostante la questione fosse nota sulla carta, fare i conti con i fatti resta comunque una doccia fredda. La definiscono così i sindacati.
Per Alessandro Genovesi della Cgil è un comportamento vergognoso da parte di un’azienda che, dice Genovese, “ha registrato più di un miliardo e mezzo di euro di guadagni netti, che ha già circa 1.000 dipendenti con contratto di solidarietà e che continua a remunerare a peso d’oro dirigenti e manager”.
I rappresentanti dei lavoratori hanno chiesto al governo di farsi sentire, di convocare le parti sociali. Preoccupato il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, secondo cui il governo ha sempre invitato le imprese ad evitare azioni unilaterali: “i licenziamenti rendono sempre più difficile il dialogo sociale”.
Dialogo che difficile lo è già. Le posizioni tra sindacato e azienda sono molto distanti. Vitale, della Cisl, fa sapere di essere disposto alla trattativa, ma in caso di muro contro muro, avvertono i rappresentanti dei lavoratori, l’azienda se ne assumerà la responsabilità.
La procedura di legge sui licenziamenti collettivi da’ 75 giorni ai sindacati per discutere con l’azienda e chiedere una riduzione del numero degli esuberi o il ricorso a misure alternative come la cassa integrazione o la messa in mobilità.
Dal fronte aziendale per ora non arrivano segnali se non quello che si temeva, il via al piano.
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