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Quarant'anni dallo Statuto dei lavoratori, una questione di stile

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Quarant'anni dallo Statuto dei lavoratori, una questione di stiledi Elisabetta Canitano

20 maggio 2010. Quarant'anni dallo Statuto dei lavoratori. La Uil festeggia con esponenti del Pdl, Caldoro, governatore della Campania, con Professori della LUISS, con Stefania Craxi, con Emma Marcegaglia. Con il ministro Sacconi. Con il ministro Brunetta.

La CGIL invece con il suo segretario, Guglielmo Epifani, alla Provincia ha portato Carlo Ghezzi, Presidente della Fondazione Di Vittorio, il grande sindacalista che fu eletto deputato in carcere, e che nelle campagne del sud ancora ricordano. Giorgio Benvenuto, ex segretario della UIL, (sarà un caso?), che partecipò alla stesura dello Statuto, Claudio Di Berardino, segretario della CGIL Roma, giovanissimo, e Emilio Gabaglio, anche lui ex sindacalista presente negli anni della stesura dello Statuto.

Lo Statuto è una legge dello Stato del 1970. Epifani ci ricorda che passarono 25 anni dalla fine del fascismo, per ottenere questa Legge che introdusse elementi di dignità per i lavoratori e di tutela della loro libertà.

Ci ricorda che i diritti si chiamano diritti se sono per tutti, e non se sono solo per qualcuno. In questo secondo caso si chiamano tutele, e hanno la forma delle corporazioni, il contrario del sindacato.

"Voglio ricordare che l'arbitrato, così come è stato concepito dal ministro Sacconi, qualunque cosa lui dica, non è una scelta in più, ma quasi un obbligo per il lavoratore, che non potrà più ricorrere al giudice, ma sarà costretto ad accettare l'arbitrato, essendo così molto meno tutelato."

"Dico che lo Statuto va sì, cambiato, ma per estendere le tutele ai lavoratori atipici, che allora non esistevano. I tempi sono cambiati e lo Statuto va esteso, semmai, non ridotto. Noi lo difendiamo, e ne difendiamo l'allargamento a tutti i lavoratori"

Epifani ricorda due elementi fondamentali, fra i tanti che si potrebbero ricordare, uno veramente storico, il diritto a riunirsi nel luogo di lavoro. "Io ricordo - dice - la prima assemblea operaia alla Fatme, con Bruno Trentin. Prima di allora era vietato riunirsi in fabbrica. Gli operai quando entravano dovevano solo lavorare e la loro comunità doveva rimanere fuori. Lo Statuto disse che potevano riunirsi e invitare le persone con cui volevano parlare dei loro diritti. Fu un momento fondamentale"

L'altro tema a cui accenna è quasi una premonizione di un tema che sarà centrale in anni successivi, il diritto alla privacy del lavoratore, per quello che riguarda le sue idee, la sua salute, la sua famiglia.

Ma il tema più importante che Epifani lascia all'uditorio è questo:
"Quando si attacca lo Statuto si attacca la Costituzione" E' dentro gli articoli della Costituzione stessa che vengono rappresentati i diritti dei lavoratori, l'uguaglianza dei cittadini.

"Lo Statuto, e intende la CGIL, difende i lavoratori. Li difende anche contro la globalizzazione estrema e la speculazione. Quando le spinte speculative provocano dei disastri economici e bisogna investire grandi somme per salvare banche e assicurazione non è possibile che per trovarli si tagli la sanità, l'assistenza, la scuola, i servizi di quei lavoratori che colpa non hanno, e che subiscono un peggioramento delle loro condizioni di vita senza responsabilità alcuna".

Ecco. Quando eravamo giovani si diceva "La crisi, la vogliono i padroni, la pagano i lavoratori"

E penso al Governo Prodi, al tentativo che fece di far pagare le tasse a chi i soldi ce li ha.

E a un'esponente del governo Berlusconi, che a Ballarò, di recente, alla vista degli Yacht ormeggiati in Liguria, stizzita, con voce roca dalla rabbia esclamava "ma così si aizza l'invidia, a far vedere queste cose!!"

Certo, magari poi pensiamo che i soldi dei salvataggi delle banche, soldi sottratti alle tasche dei lavoratori e ai loro figli, e ai loro anziani bisognosi di cure e assistenza, sono finiti in quegli yacht.

Non sia mai, cara. Non c'è più morale, contessa.


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