Prima Pomigliano, poi Mirafiori. Sergio Marchionne voleva dare una scossa al sistema contrattuale italiano e c'è riuscito. Analizzando i due accordi votati dagli operai, Federmeccanica lancia una proposta che rompe decisamente con il passato.
Quando esiste un accordo tra le parti, i contratti aziendali sostituiscano quello nazionale. Unici paletti dovrebbero essere alcuni principi di base che dovranno essere comuni.
Per ora è solo un'idea ma è stata già accolta con entusiasmo da Emma Marcegaglia che non ha escluso la possibilità di applicarla anche ad altri settori e non solo a quello metalmeccanico.
"E' una proposta immediata e tempestiva di modernizzazione. In Germania questo avviene dal 2005, ma solo il 7% delle imprese ha scelto di avere esclusivamente il contratto aziendale", ha aggiunto la presidente di Confindustria rispondendo alle critiche di chi paventava la disgregazione della stessa Federmeccanica nel caso questa proposta si tramutasse in realtà.
Favorevole si è detto anche il ministro Sacconi. "Il Contratto nazionale non sparisce, ma è cedevole rispetto a quello aziendale più vicino alle parti", ha spiegato il responsabile del Welfare.
Uno stop deciso è invece arrivato dai sindacati. Il primo a criticare la proposta di Federmeccanica è stato Raffaele Bonanni: "Abbiamo un contratto nazionale che vale ancora due anni, non mettiamo il carro davanti ai buoi", ha replicato il leader della Cisl.
Susanna Camusso, segretaria della Cgil, ha parlato di errore grave di Federmeccanica.





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