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Mps, dai dipendenti esternalizzati bufera di azioni legali in arrivo



Se il buongiorno si vede dal mattino, il cielo su Banca del Monte dei Paschi, Fruendo Srl e i dipendenti Mps esternalizzati dal 1° gennaio 2014 non sarà probabilmente sereno.

E’ il 2 gennaio del 2014 presso il polo di Roma della Daaca, "Divisioni attività amministrative contabili ausiliarie", oggetto del passaggio alla neonata Fruendo, i dipendenti esternalizzati prendono contatto con la nuova realtà ed è già bufera.

Il 31 dicembre avevano tutti ricevuto una email informativa che annunciava l'assunzione in Fruendo, così da un giorno all’altro. Neanche il tempo di smaltire il cenone di Capodanno che, appena messo piede in azienda, gli esternalizzati si sono visti presentare una lettera da sottoscrivere “per accettazione” che comunicava la cessione dei loro rapporti di lavoro in base all’art. 2112 del codice civile.

Prime perplessità e immediata consultazione con gli studi legali a cui i dipendenti si sono rivolti per tutelare i propri diritti. La risposta arriva a stretto giro, “non firmate”. Al massimo depennate quel “per accettazione” e sostituitelo con “per presa visione”.

La Fisac-Cgil entra di spalla stigmatizzando l’episodio con un comunicato dal titolo “Furbizia povera”. “La consegna di una comunicazione è un obbligo previsto dalla legge” si legge nella nota. Richiedere una firma del lavoratore per certificare l’avvenuta consegna, continua il comunicato, è un diritto che l’azienda può esercitare per tutelarsi. “Ma approfittare di tale circostanza per inserire la dicitura ‘per accettazione’ appare come un meschino tentativo di raggirare i lavoratori”. In sintesi, per la Fisac-Cgil dietro all’iniziativa c’è “il tentativo poco nobile” di indurre i lavoratori ad apporre una firma che potrebbe essere usata per dimostrare la condivisione dell’operazione di cessione.

Insomma, non tira una buona aria. C’è un filo continuo e diretto tra lavoratori e studi legali e sembra proprio che tutto quello che si muoverà all’interno della Fruendo avverrà in punta di diritto.

Ce lo raccontano le donne che a suo tempo avevano interessato la nostra associazione. Le abbiamo incontrate per un caffè, vogliono mantenere l’anonimato e ci raccontano anche l’incontro avuto l’8 gennaio con i vertici di Fruendo e del gruppo Bassilichi e Accenture che partecipano al capitale della nuova società creata ad hoc con, rispettivamente, il 60% e il 40%.

Come è andato l’incontro? Fugati i dubbi?

“Guardi, hanno fatto il loro lavoro e lo hanno fatto molto bene”.

Insomma sono umani, come direbbe Fantozzi...

“Hanno parlato di sfide, di mercato, di autentico e sincero impegno in questo progetto. In breve, hanno venduto il loro prodotto, fatto promesse, offerto rassicurazioni. Non è nemmeno mancata una dimostrazione di empatia con il nostro stato d’animo. Capiscono le nostre preoccupazioni e la nostra sfiducia nei loro confronti”.

Quindi questo clima dovrebbe aver stemperato le vostre diffidenze. Mi sembra di capire che tutto si sia svolto normalmente, senza tensioni particolari..

Non c’è stato nessun momento di nervosismo perché siamo tutte molto determinate a proteggere il nostro posto di lavoro e a non dire o fare niente che possa metterci a rischio. Continueremo a lavorare di più e meglio di prima, ma se pensa che ci abbiano convinto o rassicurato sta sbagliando. Al contrario, siamo sempre più ferme nella nostra intenzione di agire legalmente contro quella che, a nostro avviso, è un’operazione illecita”.

Ma Fruendo e Mps dicono il contrario, che si tratta di una cessione di ramo d’azienda preesistente..

“Guardi, nel nostro lavoro noi c’eravamo prima, durante e dopo la cessione. Fruendo è arrivata solo ora e, a meno che non dormissimo, il ramo ceduto non esisteva ma è stato creato ad hoc. D’altra parte i vertici Fruendo e Mps possono legittimamente sostenere il contrario, è una loro prerogativa, ma sarà il giudice a stabilire la verità e noi gli forniremo tutte le prove necessarie”.

Come intendete agire?

“La prossima settimana ci incontreremo nuovamente con il nostro legale e stabiliremo tempi e modalità”.

Nel polo di Roma sono molti i lavoratori che impugneranno la cessione?

“Non voglio dire il numero, ma siamo tanti. Consideri che per ospitare la riunione è stata presa in affitto una sala che può ospitare fino a 200 persone”.

Insomma, niente di buono. Siete consapevoli che la strada sarà lunga e tortuosa?

“Se ci fossero state delle garanzie occupazionali concrete avremmo evitato tutto questo. Ma, come è stato anche ribadito anche nell’incontro dell’8 gennaio dai vertici Fruendo, la situazione è questa e dobbiamo metterci il cuore in pace, condizione d’animo che come avrà capito non intendiamo fare nostra. D’altra parte lo sanno anche gli autori di questa operazione”.

In che senso, scusi?

“Nel senso che è opinione diffusa che queste cose vadano per le lunghe. E’ probabile che chi ha deciso di portare a termine questa cessione abbia messo in conto l’azione legale ma anche il fatto che i tempi alla fine possano scoraggiare molti lavoratori che potrebbero perdersi per strada. Ma non sarà così”.

Perché?

“Guardi, noi siamo molto arrabbiate e non solo perché la nostra serenità viene messa in pericolo. In questi mesi noi e i nostri colleghi abbiamo assistito impotenti alla costruzione di questa messa in scena. Su quel senso di impotenza noi ora ne facciamo una questione di principio”.

Mi spieghi meglio..

“C’è una consapevolezza diversa, sarà perché noi bancari abbiamo sempre avuto una percezione di immunità da simili vicende. Siamo sempre stati spettatori forse troppo distratti di circostanze che hanno portato i lavoratori di altre categorie ad arrampicarsi sulle gru o a legarsi ai cancelli delle fabbriche. Ora la stessa cosa succede a noi, abbiamo fatto molta fatica ad interiorizzare il concetto di poter essere licenziati ma alla fine ce l’abbiamo fatta e la nostra presa di coscienza non è solo individuale, ma politica e sociale”.

Anche voi vi arrampicherete sulle gru?

Certamente, a tempo debito e se sarà necessario. Ma non è questo che volevo dire..

Prego, continui..

“Non si può andare avanti in questo modo, mi riferisco alle grande aziende che da anni scorazzano impunemente tra esternalizzazioni, trasferimenti di lavoratori o di interi rami d’azienda in società diverse da quelle d’origine e con un capitale sociale risibile. Guardi Fruendo, una srl con 5 milioni di capitale. Un film già visto”.

Quindi?

“Quindi, noi abbiamo a suo tempo diffidato il Mps dall’andare avanti. Poi il nostro legale ha avvisato Mps, Fruendo e la Vigilanza della Banca d’Italia sulla criticità di alcuni settori esternalizzati ritenuti core. Abbiamo fatto tutti i passi necessari e se l’operazione dovesse essere ritenuta illegittima dal giudice non vogliamo che finisca a tarallucci e vino”.

Cioè?

“Chi ha deciso l’operazione e tutti quelli che hanno contribuito, sindacati firmatari compresi, non potranno dire ‘ci abbiamo provato è andata male’ e finirla lì. Seguiremo ogni strada, sia civile che penale. Ci stiamo già lavorando. Guardi, non so negli altri poli, ma qui a Roma molti nel giro di 5 anni matureranno i requisiti per andare in pensione, quindi avranno più tempo per dedicarsi alla vicende giudiziarie, si manterranno così in attività, farà bene anche alla loro salute”.

Posso esprimere un po’ di scetticismo? Queste circostanze sono normalmente vissute come un incubo e quando si ha la possibilità di uscirne è comprensibile il desiderio di cancellare tutto…

“Forse non ha capito, noi non siamo arrabbiate… di più. Viviamo questa circostanza come un’opportunità di dare un contributo per mettere fine a questo sistema generalizzato che lede i diritti dei più deboli. Pensa che siamo delle pasionarie?”

Assolutamente no…

“E fa male… ci segua e ne sentirà delle belle”.

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