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Stress da lavoro, 40% ne soffre e il precariato tra le cause



Stress da lavoro

Lavorare stressa non è solo una definizione che arriva dalle labbra degli scansafatiche, ma un problema che colpisce in tutta Europa il 6°% dei lavoratori, che infatti considerano lo stress come una delle principali cause di malessere negli ambienti di lavoro.

Lo stress agisce non solo sul piano psicologico, ma anche e soprattutto sul piano fisico, con effetti evidenti: mal di testa, insonnia, ipertensione, calo della concentrazione, disturbi cardiocircolatori e gastrointestinali, depressione, attacchi di panico, ansia, calo del desiderio sessuale.

Ecco allora che alcuni di questi problemi derivati dallo stress possono avere conseguenze per la salute da gravi a gravissime.

Basti pensare ad una catena di montaggio gestita dai complesse apparecchiature e videoterminali, nella quale un breve calo della concentrazione e dell’attenzione può innescare un possibile incidente o infortunio sul lavoro.

Nei paesi dell’Unione Europea lo stress da lavoro correlato colpisce circa un lavoratore su quattro e costa agli Stati tra i 20 ed i 25 miliardi di euro l’anno per giornate perse di lavoro.

In Italia secondo una ricerca dell’Inail, circa 40 milioni di lavoratori, di cui 9 milioni sono soggetti a stress da lavoro correlato, che è ormai definito come malattia professionale che produce serie ripercussioni sia dal punto di vista fisico che psicologico, ed è preso, come tale, in carico dall’Inail.

La normativa italiana è forse una delle più avanzate a partire dagli articoli 32, 35 e 41 della nostra Costituzione, nei quali la salute è definita come un diritto fondamentale dell’individuo nonché interesse della collettività, cosicché l’iniziativa economica non può esplicarsi se non all’interno di precise regole, tese al rispetto ed alla tutela del lavoratore.

Il nostro codice civile, inoltre, all’articolo 2087 dice “L'imprenditore è tenuto ad adottare nell'esercizio dell'impresa le misure che, secondo la particolarità del lavoro, l'esperienza e la tecnica, sono necessarie a tutelare l'integrità fisica e la personalità morale dei prestatori di lavoro”.

Nel 2008 il Parlamento ha emanato il testo unico 81e nel 2009 il Decreto Legislativo N. 106 che hanno voluto inserire lo stress tra i rischi da valutare e prevenire in azienda ma cui è stato imposto di valutare, attraverso idonei strumenti identificati dalla legge, lo stress da lavoro correlato.

Come abbiamo detto la legislazione italiana è all’avanguardia, ma è opinione comune tra i tecnici del settore che c’è un amplissimo margine per il miglioramento delle misure aziendali di prevenzione che possono essere adottate.

Le cause dello stress correlato al lavoro sono molteplici e legate spesso al luogo stesso in cui il lavoratore svolge le sue prestazioni, magari perché scarsamente illuminato o disegnato senza tener in effettivo conto il fattore umano.

Ma oggi gran parte degli esperti credono che una della cause più determinanti sia il precariato in tutte le sue forme contrattuali come ad esempio quello di essere impiegati con contratti atipici, cosa che rende i lavoratori più esposti a pressioni e, contemporaneamente, fa sì che siano meno soddisfatti e motivati.

Ma, anche lavorare a ritmi molto intensi ed essere caricati di continue responsabilità è fonte di stress.

Secondo una ricerca svolta da Scs Consulting, è tra i professionisti (40%) che c’è la percentuale più alta di soggetti stressati (anche loro pagano in qualche modo il precariato) seguiti dai tecnici (35%) ed i manager.

Lo stress è sicuramente trasversale, ma sembra avere una preferenza per le donne, anche se bisogna dire che sono molto poche le categorie di lavoratori italiani che possono dire di essere ‘stress-free’.

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