Fatto gravissimo all’Ospedale di Melzo. Tre donne vengono verbalmente aggredite mentre espletano le pratiche per l’interruzione volontaria della gravidanza. Il primario di Ginecologia, obiettore di coscienza e simpatizzante di Comunione e Liberazione, le avvicina accusandole di assassinio.
L’episodio è avvenuto un anno fa passando sotto silenzio. Se ne ha ora notizia grazie alla denuncia presentata dalle tre donne. Denuncia per la quale il giudice ha fissato l’udienza. La direzione dell’Ospedale di Melzo, nel prendere le distanze dal comportamento del medico, fa sapere di aver avviato un procedimento disciplinare a carico del ginecologo.
I vari schieramenti politici concordano nel condannare l’episodio. Ardemia Oriani, consigliera regionale (Pd): “Non venga mai più lesa la dignità della donna”. Giampaolo Landi di Chiavenna, assessore alla Sanità della Regione: “Se fosse accertato, il caso di un medico che cerca di incidere sui diritti altrui è da stigmatizzare e la direzione non potrebbe non intervenire”.
I Radicali di Milano denunciano un clima di “caccia alle streghe”.
“Un simile atteggiamento non ha con certezza niente a che vedere con la fede religiosa, ma rivela una volontà di potenza e di controllo da parte di chi si autodefinisce dalla parte della ragione”, sostiene Elisabetta Canitano, presidente di Vita di Donna.
Per la ginecologa romana è un fatto gravissimo quello avvenuto all’Ospedale di Melzo: “quelle donne sono state esposte all’aggressività di un medico – continua Canitano – e pensare che per attaccare la Ru486 molti utilizzano la presunta solitudine della donna”.







