Teresa come Sakineh, Greensville come Teheran. I movimenti a difesa dei diritti umani spostano l’attenzione dal caso più discusso del momento su quello di Teresa Lewis. Bianca, 42 anni, disabile mentale, condannata a morte negli Stati Uniti.
I legali della donna hanno puntato il dito contro una sentenza, che data la disabilità provata della loro assistita, hanno definito incostituzionale e si sono appellati alla Corte Suprema che ha comunque deciso di non sospendere l’esecuzione.
Anche il governatore della Virigina Bob McDonnell ha già respinto la richiesta di clemenza per la Lewis, colpevole di aver fatto uccidere nel 2002, dall’amante e da un complice, il marito e il figlio di lui per intascare 350 mila dollari dall’assicurazione.
Salvo colpi di scena dell’ultima ora, quella di Teresa Lewis sarà la prima esecuzione capitale nello stato della Virginia dal 1912, quando a finire sulla sedia elettrica fu una ragazza di 17 anni.
Il caso Lewis ha prepotentemente riaperto il dibattito politico e morale sulla pena di morte negli Stati Uniti, proprio mentre in California, dal 29 settembre, potrebbe tornare il boia per l’esecuzione di un uomo condannato nel 1980 per lo stupro e l’omicidio di una 15enne.
La pubblica accusa ha chiesto che finisca la moratoria del 2006 e che si torni a giustiziare perché regolamenti e strutture sono adeguati , l’esecuzione capitale nel carcere di San Quintino, pertanto, non deve essere considerata crudele e inusuale.
In California sono oltre 700 i condannati in attesa di esecuzione.
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