A pochi giorni dall'anniversario della strage di Via D'Amelio la società civile ha iniziato a commemorare la i giudici barbaramente uccisi nelle stragi del '92. Qualcuno invece ha cercato di infangare la memoria di questi veri eroi del nostro tempo, uomini che hanno dato la vita per combattere la mafia e difendere la libertà e la giustizia, uccidendoli simbolicamente una seconda volta.Qualcuno, vandali o mafiosi, nella notte ha distrutto le statue che rappresentavano Giovanni Falcone e Paolo Borsellino sorridenti su una panchina della centralissima Via Libertà, la strada più elegante della Palermo che avevano tanto amato e che negli ultimi tempi li aveva abbandonati al loro destino.
Due opere di gesso, realizzate dallo scultore palermitano Tommaso Domina, per ricordare a 18 anni dal loro martirio due uomini "liberi nelle loro idee", come recita il cartello a fianco, "nel sole, nell'amicizia, nell'allegria, tra la loro gente".
I carabinieri che indagano sull'accaduto hanno faticato a tenere a freno la rabbia e l'indignazione dei cittadini che passeggiando si sono accorti dello scempio.
Unanime anche lo sdegno di istituzioni locali e nazionali, associazioni ed esponenti politici. Che sia una ragazzata, un gesto sconsiderato o un avvertimento mafioso, di certo è un atto vile e vergognoso da condannare fermamente, senza se e senza ma.
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