Venerdi, 3 Set 2010

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I clandestini spariscono: le barche rimangono.

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barche clandestini A testimonianza che spesso la verità è molto più dura di ciò che ci raccontano, basta raggiungere il porto di Pozzallo (Ragusa), visitare il cimitero delle barche dei clandestini sbarcati sulle coste del ragusano in questi anni e chiedersi cosa spinge tutti questi migrati ad effettuare i viaggi della follia.


“Ventinove migrati, tutti di nazionalità somala, a bordo di una imbarcazione in vetroresina di circa dieci metri, sono stati intercettati a 16 miglia dal litorale di Pozzallo….”
“Pochi giorni prima un barcone in legno di circa otto metri con quindici persone a bordo tra cui un minorenne, e' stato intercettato 16 miglia a nord di…”
“In quindici sono sbarcati a Pozzallo e purtroppo parte dei clandestini si pensa possono essere dispersi in mare….”

immigrazione clandestinaQueste sono le notizie che giornalmente leggiamo sugli sbarchi, ma solo passeggiando tra le barche si sente l’urlo dei dispersi in mare, in quel mare mediterraneo così famoso e fiero delle sponde occidentali ed orientali che unisce con le sue onde e che oggi, suo malgrado, assiste impotente a questo disastro umanitario.

Non sappiamo quanti clandestini durante i viaggi della speranza in questi anni siano dispersi in mare, non ci preoccupiamo di porre fine a questo sterminio di innocenti, non vogliamo conoscere le cause di questo esodo di massa, ma ci accontentiamo di sapere che da quando è attivo il trattato con la Libia gli sbarchi sulle coste italiane sono crollati. Produciamo tabelle di dati per dimostrare i cali degli sbarchi e viviamo questo problema in piena solitudine; l’Europa è troppo preoccupata della crisi economica; la perdita continua di vite umane passa in secondo ordine.

“Dal primo maggio di quest’anno, quando il trattato è entrato in vigore, i clandestini sbarcati sulle nostre coste sono stati 1.116. Quasi un decimo rispetto allo stesso peri¬odo dell’anno precedente, quando erano stati 10.116. La tendenza è la stessa, ma la differenza si riduce, allargando il confronto al periodo dal primo gennaio al 19 agosto: 7.657 in questa prima parte dell’anno contro i 17.585 dello stesso periodo del 2008.”

barconi clandestiniUna girandola di dati dove la preoccupazione primaria è di ridurre il numero dei clandestini in arrivo sulle coste italiane; e se la diminuzione dipendesse dal gran numero di dispersi in mare? Questo dato non viene approfondito: non interessa a nessuno.

Ogni giorno radio, giornali e telegiornali diffondono notizie ed immagini relative all’arrivo, soprattutto sulle coste siciliane, di "barconi" sovraccarichi di migranti, provenienti dalle coste nordafricane. Ultimamente ci siamo abituati a questi eventi ed allora le notizie vengono date solo quando accade qualche tragedia.

Coloro che riescono ad arrivare, dopo un primo intervento sanitario, iniziano il loro nuovo calvario nel mondo che credono “ricco ed umanitario”.

Certamente non trovano un paese aperto e accogliente, ma un paese intollerante, arroccato nella difesa dei propri interessi economici e impegnato nelle proprie altalenanti vicissitudini politiche.

Se il clandestino trova in Italia un periodo in cui l’ondata xenofoba è crescente, la reazione sarà più dura, con reimbarco immediato o chiusura in un qualche campo in attesa di rimpatrio.

Se capita invece in un periodo in cui l’attenzione dell’opinione pubblica è dirottata su qualche altra emergenza, il clandestino sarà oggetto di una burocrazia disumanizzante, che non lo considera come un essere umano in difficoltà, ma come un problema da risolvere al più presto.

sbarchi clandestiniCi siamo mai chiesti perché tante decine di migliaia di uomini, donne, bambini, anziani si mettono in viaggio dai paesi più lontani, dall’Africa, come dall’Iraq, dall’Afghanistan come dal Bangladesh, per raggiungere un paese europeo?

La guerra è una delle ragioni principali di questi movimenti migratori di massa e non sempre causata da eventi politici nazionalistici. Infatti, l’arrivo di migranti dall’Iraq e dall’Afghanistan era inesistente prima che questi due paesi fossero attaccati militarmente dalle forze militari occidentali. Il loro territorio occupato, le loro città bombardate e distrutte, in nome di una presunta lotta al terrorismo, in realtà sono dovuti ad una necessità di prendere possesso di zone di grande valore strategico, sia per le loro ricchezze petrolifere, sia per il fatto di trovarsi sulle più importanti rotte per la costruzione di oleodotti, come nel caso dell’Afghanistan.

Ora, dai paesi occupati e distrutti migliaia di profughi si riversano verso i paesi che li hanno “liberati”, chiedendo il conto del massacro e della distruzione delle proprie terre.

Una domanda nasce spontanea: ma sono tutti clandestini da ributtare in mare?

Pasquale Zenga
Turismo in Sicilia by wwww.costierabarocca.it


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