Lisa CanitanoCara giovane ragazza che stai in montagna con quello che una volta chiamavamo "il fidanzatino", il papà del tuo ragazzo è venuto oggi a prendere la ricetta della pillola del giorno dopo per te. So che ti sembrerà normale, perché il mondo di prima non l'hai mai conosciuto.
So che altri diranno "Ai miei tempi non succedeva, c'era più controllo!!". So che altri diranno "Ecco, non si devono più sudare nulla, hanno sempre la pappa fatta". Tu però non dare ascolto a queste frasi fatte e lascia che io ti racconti com'era prima.
Ma non prima prima prima. Prima del 68, per esempio, quarant'anni fa, e molto dopo per molti altri che alla rivoluzione dei costumi arrivarono quando ci arrivò la televisione, e tutto era ormai ovvio, e non più rivoluzionario. E forse per qualcuno non è mai arrivata, nemmeno adesso.
Prima una ragazza che faceva l'amore senza aspettare il matrimonio era considerata una poco di buono. I ragazzi però, per non andare con le prostitute, (non a tutti piace), chiedevano alle ragazze la "prova d'amore". La prova altro non era che avere dei rapporti sessuali.
Il punto era però che poi molti dopo aver ottenuto la fatidica prova non volevano più sposarsi, proprio perché la ragazza non era più vergine (aveva ceduto!) e allora le malcapitate (nel senso tecnico della parola) si trovavano in questo dilemma amletico "faccio sesso con lui perché ha minacciato di lasciarmi se non gli dò la prova d'amore (e magari mi va pure), considerando però che poi magari mi lascia lo stesso perché sono una poco di buono, o resisto e se mi lascia pazienza, troverò uno che mi ami davvero e che mi sappia aspettare?"
La soluzione migliore sarebbe stata partire per l'osservazione dei pinguini imperatore al polo, in effetti, ma per esempio le varie "Donne Letizie" dai giornali propendevano ovviamente per la seconda ipotesi e ammonivano "Cara, se ti lascia vuol dire che non ti ama, tu resisti, resisti, resisti, e poi vedrai che il tuo coraggio verrà ricompensato con il matrimonio.
Su questo fronte era schierata per esempio Rosanna Fratello, con il suo "Sono una donna non sono una santa" in cui vi prego di rimarcare "te lo giuro non è un dispetto", o la minaccia dei quattro fratelli, con tanto di Gesù mio dammi coraggio, arruolato anch'esso, secondo una tradizione cattolica inveterata, al controllo della verginità della ragazza. Alla guida della fazione "famolo adesso sennò ti mollo" si trovava invece il compianto Lucio Battisti, Lui non vuole più uscire con lei perché lei non gliela dà ("io ti ho dato il mio cuore, che cosa mi hai dato tu ? solo promesse e niente di più....").
Ma se questa era la parte tutto sommato spettacolare del dilemma, io vorrei raccontarti, cara ragazza che non c'eri, la parte terribile, che abbiamo dimenticato.
La ragazza cedeva, faceva l'amore. Oppure le andava semplicemente di farlo, pensava che poi si sarebbe sposata. Allora, la pillola era vietata. Sì, per quanto ti possa sembrare here strano, la pillola era vietata. Fino al 1978 era in vigore un codice dell'era fascista che diceva che tutte le pratiche contraccettive, essendo contro la stirpe, erano
vietate per legge, e si sa che dura lex, sed lex. Così sulla pillola c'era scritto che serviva per regolarizzare il ciclo. E non c'erano i Consultori, non si sapeva a chi chiederla la ricetta, andavamo all'AIED, buon vecchio caro AIED di una volta, dove non c'erano ginecologi, entravi, lasciavi in un bussolotto quanto potevi, e un medico disponibile e un poco ribelle ti dava la ricetta dopo una visita sommaria. Grazie ancora di averlo fatto.
Il ragazzo il preservativo non se lo metteva, perché sennò non era amore, che prova d'amore era se bisognava mettere il preservativo come con una prostituta?. E la ragazza era abbandonata alla destrezza del coito interrotto. Se rimaneva incinta (e rimaneva incinta, certo che ci rimaneva) doveva sperare di essere sposata, ma spesso questo non accadeva, perché a quel punto non solo non era più vergine, ma orrore degli orrori era pure incinta!! E così doveva cercare un medico compiacente che, a pagamento, le faceva un aborto a studio. O un'ostetrica, a prezzo inferiore, in cucina. Il tutto ovviamente senza anestesia.
E se non abortiva, tranne che in famiglie lungimiranti, che invero sono sempre esistite, spessissimo veniva cacciata di casa. Altro che diritto al mantenimento da parte della famiglia!! Lasciava il bambino in Istituto, andava a lavorare, dormiva dalle suore. Era "ragazza madre".
Non è più così, per fortuna.
Mi piacerebbe raccontarti il cammino che abbiamo fatto per ottenere questo cambiamento. La fatica gioiosa che ci è costato questo "suocero" che sorridendo viene a cercare per te la pillola del giorno dopo.
Ma non ti interessa di sicuro, e in fondo non interessa più molto nemmeno a noi. Ma non ti far dire "oggi avete tutto, per questo siete viziati".
Il mondo di prima era pessimo, per fortuna è cambiato goditelo tutto.
IN ARGOMENTO:
Cos'è la pillola del giorno dopo
Sos Pillola del giorno dopo, il servizio di Vita di Donna
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Grazie, Lisa Canitano per aver scritto questo.
Io "prima del '68" non c'ero, perché proprio in quell'anno sono nata.
Per noi - adolescenti dei primi anni 'ottanta - dopo le conquiste della "rivoluzione dei costumi" arrivarono lo spettro (forse -anche, in parte- creato, o quantomeno strumentalizzato, "ad arte". Non so) dell'AIDS a inibire la liberazione sessuale, e gli stereotipi del Drive In a ri-condizionare la figura della donna nell'immaginario maschile e i rapporti di genere. E s'iniziò quel lento e progressivo ritorno indietro, probabilmente agevolato da un nostro un po' improvvido aver abbassato la guardia, che ancora ad oggi ci indirizza alla lunga - se non verrà presto impresso un nuovo cambio di rotta - verso un nuovo medioevo della condizione femminile.
Ma comprendo fino in fondo questo tuo pezzo, che è bello proprio perché - malgrado il contesto non favorevole, e sempre meno favorevole, in prospettiva - invece di prendere spunto dalla solita cesura generazionale (che tanto controproducente si dimostra per il nostro, necessario, voler riaffermare ancora e ancora la libertà delle donne), trae forza proprio dalla solidarietà, da un'ideale continuità fra le donne di diversa età, linea che vede nel potersi vivere pienamente il proprio corpo, nel potersi abbandonare serenamente ai propri desideri (grazie ad una sessualità emancipata dal finalismo procreativo e a modelli comportamentali ormai svincolati dai rigidi dettami dalla morale cattolica e tradizionale) un dono prezioso passato dalle nonne alle mamme alle figlie alle nipoti con amore e fiducia. Come a dire "guarda, m'è costato tanto ma è importante: tu goditelo": in assoluto, il modo migliore modo migliore per dire di non perderlo.
Un saluto, Anna
Io "prima del '68" non c'ero, perché proprio in quell'anno sono nata.
Per noi - adolescenti dei primi anni 'ottanta - dopo le conquiste della "rivoluzione dei costumi" arrivarono lo spettro (forse -anche, in parte- creato, o quantomeno strumentalizzato, "ad arte". Non so) dell'AIDS a inibire la liberazione sessuale, e gli stereotipi del Drive In a ri-condizionare la figura della donna nell'immaginario maschile e i rapporti di genere. E s'iniziò quel lento e progressivo ritorno indietro, probabilmente agevolato da un nostro un po' improvvido aver abbassato la guardia, che ancora ad oggi ci indirizza alla lunga - se non verrà presto impresso un nuovo cambio di rotta - verso un nuovo medioevo della condizione femminile.
Ma comprendo fino in fondo questo tuo pezzo, che è bello proprio perché - malgrado il contesto non favorevole, e sempre meno favorevole, in prospettiva - invece di prendere spunto dalla solita cesura generazionale (che tanto controproducente si dimostra per il nostro, necessario, voler riaffermare ancora e ancora la libertà delle donne), trae forza proprio dalla solidarietà, da un'ideale continuità fra le donne di diversa età, linea che vede nel potersi vivere pienamente il proprio corpo, nel potersi abbandonare serenamente ai propri desideri (grazie ad una sessualità emancipata dal finalismo procreativo e a modelli comportamentali ormai svincolati dai rigidi dettami dalla morale cattolica e tradizionale) un dono prezioso passato dalle nonne alle mamme alle figlie alle nipoti con amore e fiducia. Come a dire "guarda, m'è costato tanto ma è importante: tu goditelo": in assoluto, il modo migliore modo migliore per dire di non perderlo.
Un saluto, Anna
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Cara Anna, grazie per aver commentato e per aver spiegato ancor meglio la questione. Questa è la mia mail lisacanitano@vitadidonna.it, io faccio parte della Casa Internazionale delle donne a Roma, e di Se non ora quando, e di altre cose ancora, sull'ostetricia e ginecologia. Magari ci incontriamo, in queste nuove battaglie. Un saluto
Lisa
Lisa
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Io direi goditi questo momento e non dimenticare che la strada da fare non è ancora finita e si fa presto a tornare indietro. Purtroppo in tanti ospedali e farmacie medici obiettori si rifiutano di prescriverle nonostante non sia un metodo abortivo ma un metodo contraccettivo di emergenza, così per l'ivg stessa. in alcune provincie, soprattutto del meridione o del nord est non ci sono medici non obiettori e questo nega quella che dovrebbe essere l'esercizio di un diritto acquisito dalle donne. inoltre le spinte a tornare indietro sono molto forti, basti pensare alla legge Tarzia nel lazio o gli accordi in piemonte del presidente della provincia con il movimento prolife per entrare obbligatoriamente nei consultori. quindi come giovane dico mi godo quel che c'è ma lotto perché mi diano quel che mi spetta e non me lo tolgano da sotto il naso. un caro saluto, francesca






