
Insomma, una censura non a livello globale ma solo in determinate aree del nostro pianeta. Un cambiamento radicale della politica del noto social network che ha affidato, neanche a dirlo, ad un post intitolato "Tweets still must flow" l'inatteso annuncio.
"A partire da oggi ci diamo la possibilità di sospendere i contenuti degli utenti in uno specifico paese pur mantenendoli attivi nel resto del mondo... Mentre continuiamo a crescere a livello internazionale entreremo in Paesi che hanno idee diverse sui contorni della libertà di espressione".
Per Twitter si tratta dunque di una scelta prettamente commerciale, non di principio. Per entrare in certi paesi come la Cina, d'altronde, o si censurano i messaggi che non piacciono al governo, o si assiste impotenti al blocco del servizio nell'intero paese.
In molti però hanno gridato allo scandalo, indignati da questa restrizione della libertà di espressione che di fatto ricalca la limitazione dei diritti umani, calpestati da molte comunità. Sul web già monta la protesta con gli utenti pronti a boicottare il social network per una giornata.
Tutti i dettagli di questa "operazione trasparenza" saranno comunque accessibili in tempo reale su Chilling Effect e al momento le eliminazioni di post sembrano essenzialmente legate a infrazioni del copyright.
Ma lo sgomento per questo bavaglio a uno dei pochi strumenti davvero efficienti nella diffusione di pensieri e idee, più o meno interessanti e pericolose, resta.
Tanto da scomodare anche il Financial Times che in conclusione al suo articolo si domanda se Twitter continuerà a lottare per i propri utenti o cederà piuttosto ogni qualvolta che incontrerà una resistenza locale.
Aggiornamento del 28/1/2012
La notizia che ha fatto il giro della Rete ha suscitato molte polemiche con altrettante interpretazioni sulle intenzioni del social network. In ogni caso la decisione sembra non piacere agli utenti che hanno pianificato un'astensione di 24 ore dall'uso di Twitter con la parola chiave #Twitterblackout.
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