L’Aquila e i vigili del fuoco, sin dalla notte del 6 aprile dell’anno scorso sono piombati in 1.400 nelle città terremotate dei comuni del sisma. Hanno scavato mentre la terra tremava, salvato vite, riconsegnato morti al lutto, soccorso la popolazione sotto shock. Hanno visto e fatto tutto, per aria e per terra, anche sottoterra.
Se non fosse stato per loro l’Aquila adesso sarebbe rasa al suolo. Medaglia al merito, dunque, per i vigili del fuoco. Ed è ancora poco, ma quel poco va pagato.
Per appuntarsi sul petto il minimo riconoscimento che la civiltà deve a questa gente, ciascuno di loro deve corrispondere 130 euro.
Questa è la somma che ciascun vigile del fuoco dovrebbe pagare per vedersi riconosciuti rischio, fatica, amore per la gente, giorni e giorni di intervento sul terremoto senza mai dormire, un panino se c’era tempo, un sorso d’acqua per non togliere nulla a quella popolazione, che di nulla già viveva.
130 euro, il prezzo di una medaglia e di una scelta di vita.
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