Ho partecipato al lavoro di un Centro di raccolta per i terremotati nei giorni di sabato, domenica e lunedì di Pasqua.E’ stata un’esperienza a più facce. L’esperienza della solidarietà, in primo luogo.
Di quanti nei giorni di Pasqua e Pasquetta si sono impegnati a raccogliere/comprare quanto necessario e sono venuti in una sezione territoriale di Sinistra e Libertà a portare generi alimentari, vestiario e quanto richiesto.
Di quanti, ancora, “militanti”, hanno scelto di impiegare il loro tempo pasquale ad ricevere, smistare, selezionare, rilasciare ricevute, inscatolare…Senza pausa, una bottiglia di vino, qualche patatina… Soprattutto compagni di età, soprattutto donne, infaticabili.
Un bel ritrovarsi in una comunità, dentro e fuori; di chi, come diceva un cantautore, ha gli occhi asciutti e sa dove andare.
Ma anche l’esperienza della solidarietà a costo zero, sciatta, inconsapevole.
Accanto ai tanti che hanno seguito le indicazioni della richiesta ( biancheria intima nuova; coperte pulite o nuove; pannolini e assorbenti; generi di igiene personale; generi alimentari inscatolati),cui alcuni hanno aggiunto con fantasia un utile “superfluo” (giocattoli; libri…) altrettanti hanno scelto di svuotare i propri armadi, anticipando magari il cambio di stagione.
Tacchi a spillo, vestiti usati e non puliti, scarpe vecchie, borsette da passeggio, intimo usato, tutto in modo indiscriminato riversato nei sacchi.
Qualcuno ha detto “non ritiriamoli”; ma qualcun altro ha pensato offensivo di rimandare indietro la gente.
Così il lavoro si è duplicato. Da una parte la selezione per i terremotati, dall’altra “il residuo” per un’associazione di beneficienza.
Ho avvertito un forte disappunto, da dentro mi è salita la parola “vergogna”. Poi ho pensato “magari sono in buona fede”. E allora la tristezza s’è fatta più forte.
Nicoletta Morandi
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