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Falso prete, la truffa dei permessi di soggiorno

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A Monza i vicini di casa lo chiamavano don Massimo, per loro era un sacerdote molto attento ai bisogni degli extracomunitari. Peccato che il 60enne Massimo Girelli i voti non li abbia mai presi, mentre per almeno 16 anni si è dato un gran da fare per fornire permessi di soggiorno a centinaia di immigrati.

Si faceva pagare da 100 a 200 euro per ogni pratica, 1.000 euro per portare a termine una regolarizzazione intera. Il sistema ideato si basava sulla finta assunzione degli immigrati come addetti alle pulizie presso le cooperative da lui fondate. Creava buste paga inesistenti e tutta la documentazione necessaria da allegare alle richieste di permesso di soggiorno.

Il numero troppo alto di questi permessi, almeno 200 richiesti alla sola Prefettura di Como, ha fatto scattare l'indagine e le perquisizioni che hanno interessato anche le province di Bergamo, Monza, Milano e Udine.

Quando la polizia ha arrestato il finto prete nella sua abitazione di Monza ha trovato, oltre agli abiti da sacerdote e un altarino in camera da letto, un intero archivio pieno di faldoni dove con ordine maniacale Girelli archiviava le lettere di assunzione, le buste paga e le carte societarie.

Nei prossimo giorni Massimo Girelli sarà interrogato in carcere. I reati contestati sono di falso, favoreggiamento dell'immigrazione clandestina, false dichiarazioni a pubblico ufficiale e sostituzione di persona.

Altre tre persone sono indagate a piede libero, due sono amministratori di società compiacenti.
 


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