Ambulatorio ostetrico per immigrate a Marino, D'Annibale: "E' come l'Apartheid"
Forse le donne immigrate vivono la gravidanza in modo diverso da quelle italiane, o magari hanno una conformazione anatomica così difforme dalle donne nostrane, che rende necessaria l'istituzione di un servizio sanitario ostetrico dedicato esclusivamente a loro.
E' quello che forse ha pensato l'Ausl Roma H che ha attivato un "ambulatorio ostetrico per donne immigrate" presso Polo Ospedaliero di Marino. Esatto, avete capito benissimo, un ambulatorio per sole immigrate. E' scritto in modo inequivocabile nel comunicato emesso dall'Azienda il 14 settembre scorso.
Per carità, le finalità sono nobili: " Promozione e tutela della salute per le donne immigrate nel percorso nascita", si legge nel comunicato. Ma la "promozione della salute", portata avanti da un servizio pubblico, non dovrebbe riguardare tutte le donne, senza distinzione alcuna?
Per carità, l'azienda ha già chiarito che l'iniziativa si aggiunge al servizio già offerto, ma resta la domanda: perché solo per le donne immigrate? E' come dire, istituiamo un servizio di autobus solo per immigrati con il fine di promuovere la conoscenza del nostro territorio. Certo, si può fare, ma così facendo non li stiamo separando dagli italiani, mandando a ramengo l'integrazione?
Il dubbio che ci coglie deve averlo avuto anche il Consigliere del Pd, Tonino D’Annibale, che sull'iniziativa ha preso una durissima posizione: "Con questo servizio per sole donne immigrate – ha affermato – si torna ad un passato remoto tragico e niente affatto in sintonia con il solidarismo cattolico e di stato laico. Ci sembra di stare anche se siamo contenti di non aver vissuto quelle situazioni, in una sorta di Sud Africa dell’Apartheid o, peggio ancora, negli stati del sud degli USA dove a controllo delle abitudini separatiste agivano gli squadroni del K.K.K".
Intervento deciso quello di D'Annibale che aggiunge: " ”Per sgombrare il campo da ogni possibile dubbio al riguardo il Presidente Polverini dovrebbe intervenire anche in qualità di commissario alla sanità e annullare gli atti che sono stati compiuti per l’attivazione di questo recinto per le immigrate”.
Abbiamo chiesto il parere di Lisa Canitano, ginecologa e presidente di Vita di Donna, l'associazione che si occupa della tutela della salute delle donne.
"L'apertura di un ambulatorio riservato alle gestanti immigrate, nella peggiore delle ipotesi è un gesto di discriminazione inaccettabile. Nella migliore, è un gesto caritatevole che trascura completamente la necessità del rispetto del 'percorso nascita', che è lo stesso sia per le straniere che per le italiane. Esiste un percorso nascita, approvato dal commissario governativo e proposto dalla precedente Giunta di centrosinistra, che è dovere di ogni azienda sanitaria applicare, che garantisce salute e informazione per tutte le donne italiane e straniere", commenta la Canitano che poi aggiunge: "Se non si applicano le regole che fanno dell'assistenza alla maternità un'assistenza civile, e quindi si tollera il far west, come gli ultimi fatti di cronaca ci ricordano, non si può pensare di rimediare con una modalità che, razzista o no, con una sanità moderna non ha niente a che vedere".
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