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Fino a qualche decennio fa, l'abbronzatura era considerato un segno di appartenenza alle classi "inferiori", quelle di coloro che lavoravano prevalentemente all'aperto: contadini, muratori, pescatori ecc... Non per nulla, le donne uscivano d'estate con l'ombrellino per non rischiare che i raggi del sole turbassero il "nobile pallore" della loro pelle "di alabastro", e gli uomini si coprivano con larghi capelli, essendo considerato un segno di degradazione girare per le strade a capo nudo.
La situazione si è rovesciata quando il pallore è diventato la caratteristica di coloro che stavano tutto il giorno chiusi in fabbrica, mentre l'abbrozatura ha cominciato a contrassegnare coloro che potevano permettersi, grazie al denaro e al tempo libero, di dedicarsi allo sport e ai viaggi in Polinesia o ai Caraibi. Di lì, l'inseguimento forsennato del'abbronzatura artificiale. Ci riflettevo ieri osservando una collega la cui pelle è lettteralmente carbonizzata da un'esposizione quasi quotidiana ai raggi UV. E mi chiedo: per la nostra salute fisica e per il nostro benessere mentale non sarebbe meglio accontentarci di essere noi stesse, senza inseguire modelli imposti da mode insensate? |
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Ciao cara,
pensa che a scuola mi avevano anche raccontato che le nobili si facevano bagni nel latte perchè pensavano di diventare + bianche.... cmq a me non piace vedere le persone carbonizzate, quando è troppo è troppo. io sono molto chiara di carnagione, semmai se prendo il sole è per prendere un po di colore, sennò sembro un cadavere però carbonizzata cm certe persone, che passano + tempo a farsi lampade che altro, mai, x carità! |
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