In un precedente articolo “Meglio correre a piedi nudi che con le scarpe da corsa” avevamo riportato le conclusioni di una ricerca condotta nell’Università della Virginia, in cui i ricercatori ponevano l’accento sul fatto che le scarpe da corsa obbligavano gli arti inferiori a maggior lavoro ed usura.Oggi una nuova ricerca condotta da Daniel Lieberman della Harvard University in Cambridge, Massachusetts si arriva alla conclusione che correre scalzi, è più efficiente per gli arti inferiori e soprattutto per il piede.
Chi corre con le scarpe appoggia sempre prima il tallone, mentre chi corre scalzo appoggia la parte anteriore del piede, producendo un’andatura più molleggiata e più efficiente per l’insieme delle ossa e dei muscoli delle gambe e del piede.
Smentiscono anche che il correre a piedi nudi è pericoloso o doloroso, basta prestare attenzione e dare il tempo alla pianta del piede di formare delle piccole callosità, che i corridori di molti paesi del mondo, per necessità o per scelta hanno.
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La biomeccanica della corsa non dipende dalla tipologia del terreno ma da fattori individuali, di carattere sia tecnico che antropometrico-posturale.
Sulla carta sembra semplice correre appoggiando prima il tallone o prima la punta del piede, ma in realtà non lo è per niente, e non si tratta affatto di una scelta così semplicemente modificabile dal fatto di correre o meno con le calzature.
La corsa è un gesto estremamente complesso, caratterizzato da una serie di balzi, e la maggioranza degli individui non riesce a correre naturalmente ma deve imparare a farlo.
Correre 'sulle punte', poi, è un esercizio estremamente dispendioso sul piano funzionale, e tale prerogativa non va nella direzione dello svolgimento di un esercizio di tipo prevalentemente aerobico: di lunga durata, cioè, e a bassa intensità.
Sul piano della salute dell'apparato locomotore, inoltre, correre poggiando le punte appare abbastanza traumatico per le strutture del metatarso, le quali devono sostenere tutto l'impatto del corpo sul terreno: una dinamica traumatica direttamente proporzionale, peraltro, al peso del soggetto.
In quest'ambito vanno considerati anche altri fattori, infine, connessi alla tipologia del terreno sul quale si corre scalzi: la risposta elastica, in particolare, e l'inclinazione.
Molti, infatti, amano correre sulle spiagge, sottoponendo gli arti inferiori, il bacino e la colonna vertebrale all'azione di forze squilibranti che a loro volta si traducono il più delle volte in lombalgie, dorsalgie, coxalgie, gonalgie.
ANtonio Fiore
Specialista in Medicina dello Sport e in Ortopedia
Sulla carta sembra semplice correre appoggiando prima il tallone o prima la punta del piede, ma in realtà non lo è per niente, e non si tratta affatto di una scelta così semplicemente modificabile dal fatto di correre o meno con le calzature.
La corsa è un gesto estremamente complesso, caratterizzato da una serie di balzi, e la maggioranza degli individui non riesce a correre naturalmente ma deve imparare a farlo.
Correre 'sulle punte', poi, è un esercizio estremamente dispendioso sul piano funzionale, e tale prerogativa non va nella direzione dello svolgimento di un esercizio di tipo prevalentemente aerobico: di lunga durata, cioè, e a bassa intensità.
Sul piano della salute dell'apparato locomotore, inoltre, correre poggiando le punte appare abbastanza traumatico per le strutture del metatarso, le quali devono sostenere tutto l'impatto del corpo sul terreno: una dinamica traumatica direttamente proporzionale, peraltro, al peso del soggetto.
In quest'ambito vanno considerati anche altri fattori, infine, connessi alla tipologia del terreno sul quale si corre scalzi: la risposta elastica, in particolare, e l'inclinazione.
Molti, infatti, amano correre sulle spiagge, sottoponendo gli arti inferiori, il bacino e la colonna vertebrale all'azione di forze squilibranti che a loro volta si traducono il più delle volte in lombalgie, dorsalgie, coxalgie, gonalgie.
ANtonio Fiore
Specialista in Medicina dello Sport e in Ortopedia







