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LA RESISTIBILE ASCESA DI ARTURO UI

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I CENTO CAVOLI DELL’ARGENTINA
Chitarrista di talento e abile compositore di canzoni; con una voce magnetica simile a quella dello scarafaggio di Liverpool Paul Mc-Cartney.

Già, chi l’avrebbe detto, Bertold Brecht (1891 – 1956) sarebbe diventato poi uno tra i massimi autori del teatro epico.
Brecht che individua, quale problema chiave della drammaturgia orientata alla lotta di classe, lo sviluppo di un modo semplice e molto diretto di fare teatro.

Studioso del pensiero di Marx, accrebbe via via il proprio interesse politico fino a trasformare il teatro secondo una prospettiva coerentemente marxista.

Lo spettatore cessa di essere passivo, per essere messo in condizione di giudicare criticamente quanto è rappresentato e di collegarsi alla realtà che lo circonda.

La scena deve evitare l’illusione realistica alludendo semplicemente all’azione, come nell’allestimento all’Argentina, ove lo spazio scenico è cosparso di decine e decine di cavolfiori, cassette bianche per il trasporto di frutta multifunzionali, che diventano pareti, grattacieli, un grande magazzino.

All’avvento del nazismo Brecht lascia la Germania per condurre un’esistenza nomade, terreno di coltura di molti suoi lavori teatrali; tra cui “La resistibile ascesa di Arturo Ui”.

Parallelismi tra ciò che avviene in scena e ciò che è accaduto nella storia.

Scritta nel 1941 dall’esilio in Finlandia, mai da lui rappresentata, in essa il drammaturgo tedesco racconta l’ascesa di un gangster di Chicago, Arturo Ui alla conquista del trust sul mercato ortofrutticolo che manda sul lastrico i piccoli venditori e che s’impossessa sia della città sia della vicina Cicero.

Cioè l’ascesa al potere del fuhrer Adolf Hitler.

Chicago/ Berlino, Cicero/ Austria, Arturo Ui/ Hitler, l’America degli anni Trenta leggasi Germania nazista.

La messa in scena, un immenso kabarett (termine che in tedesco denomina tanto il cabaret quanto una forma di satira politica), spicca per i costumi, le canzoni, le musiche e l’alta professionalità degli attori.

Umberto Orsini caratterizza il protagonista sottolineandone il grottesco, il surreale, il ridicolo.

Un po’ Bossi quando arringa i leghisti.

Splendida performance di Luca Micheletti (Giuseppe Givola), grandi capacità canore, magnifico e flessuoso nei panni di Goebbels.

Lino Guanciale (Ernesto Roma) rende con brio l’omosessualità di Ernst Röhm nella scena in giarrettiere.

Spettacolo dedicato a Edoardo Sanguineti che aveva accettato di approntare una nuova versione italiana del testo di Brecht, senza avere il tempo ahinoi, di poterla realizzare.

Maniaco dello stile Bertolt era attento anche alla pettinatura dei capelli che stendeva in avanti sulla fronte, lasciandosi, con insospettabile veggenza, un velo di barba “di tre giorni” sul viso.
Un’irresistibile ascesa verso l’immortalità!

E con: Nicola Bortolotti, Simone Francia, Olimpia Greco, Lino Guanciale, Diana Manea, Luca Micheletti, Michele Nani, Ivan Olivieri, Giorgio Sangati, Antonio Tintis

Mercoledì 6 aprile 2011-Teatro Argentina
LA RESISTIBILE ASCESA DI ARTURO UI
di Bertolt Brecht
Regia di Claudio Longhi con Umberto Orsini


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