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Ioadovia (antigone) contest #3

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Ioadovia (antigone) contest #3UN PERICOLO CHIAMATO CORPO

Quale è la differenza tra un’automobile e un’azione teatrale? Sta nel fatto che della prima si sa bene a cosa serva mentre della seconda non sempre lo si sa con certezza.
Tuttavia quando ci troviamo di fronte a un teatro etico, di protesta, l’obiettivo politico determina chiaramente lo scopo del suo porsi.
E questo è sicuramente il fine dei Motus.

La protagonista in scena manifesta di sé un corpo che tenta di fuggire a se stesso; non sta ferma e non si muove ma entrambe le cose.
Allegoria della nostra cultura malata che sta andando irrimediabilmente incontro al disfacimento.
Una rilettura dell’eroina sofoclea nella cifra dei Motus che da sempre sono animati da un movimento dall’interno verso il fuori.
Un confronto con l’attualità in una mescolanza di formati espressivi.

Gli spazi grandi, i luoghi non teatrali dove si abbattano le barriere tra scena e spettatori, come l’Angelo Mai, ben si adattano alla loro performance.
“Iovadovia (antigone) contest #3” è il terzo segmento dell’ultima trilogia dei Motus, Syrma Antigonès un percorso sulle tracce del mito di Antigone.
Dopo "Let the Sunshine In" che proponeva un contest tra Antigone e Polinice e "Too late!" un contest tra Antigone e Creonte, “Iovadovia” propone un contest impossibile fra Antigone e Tiresia.

L’attrice premio Ubu Silvia Calderoni, icona degli ultimi lavori della compagnia riminese, dà corpo, energia e anima a una splendente Antigone d’oggi.
Un cane che abbaia, irrompe ripetute volte sulla scena, simulando attacchi; una tenda buia, la caverna senza luce in cui Antigone si prepara alla morte; una proiezione di ciò che avviene all’interno di questa tenda chiusa accade su uno schermo davanti al pubblico; l’attrice annerisce i suoi capelli, i suoi denti a simboleggiare il nero che è in lei.

Volgendo lo sguardo verso il “luogo oscuro” di se stessa cerca il dialogo con Tiresia, fra volti sconosciuti, (in un eco di Julian Beck e Judith Malina, del Living), sul bordo di un lago nero, in accampamenti mobili, come i tanti sorti ai margini delle metropoli, costruiti da quelli che hanno perso spazio vitale a seguito “della crisi” o semplicemente hanno deciso di andare via.
Un indovino cui dà corpo la voce profonda e vibrante di Gabriella Rusticali.

Due voci opposte: chi è stato privato dalla vista, Tiresia, una figura del buio, che percepisce la luce a distanza con gli occhi della mente e Antigone colei che non potrà più vedere la luce sacra del sole.
Domande senza risposte, paura, morte.

Dalla tragedia greca alla tragedia del contemporaneo, da Antigone del mondo antico all’uccisione, nel 2008, del ragazzo greco Alexis Grigoropoulos, protagonista delle rivolte dei nostri giorni.

Un’esplorazione della natura umana che certo “non ambisce” alla comunicazione dei media.

Ideazione e regia di Enrico Casagrande e Daniela Nicolò
Drammaturgia Daniela Nicolò
Con Silvia Calderoni, Gabriella Rusticali e la partecipazione di Bilia
Teatro Angelo Mai
Domenica 3 aprile 2011


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