di Stefano Maria Palmitessa e Francesca BarrecaQUANDO LA PARTITE SI GIOCANO UNA VOLTA SOLA
I due indossavano entrambi vestaglie color vinaccia dal taglio più elegante del solito ma sopra, privi di foulard vezzosi, una bandiera piuttosto singolare: un fazzoletto insanguinato.
Gli equilibri delicatissimi del testo di Samuel Beckett, uno dei massimi autori del cosiddetto “teatro dell’assurdo”, sono raggiunti da Massimo Castri con mestiere.
I suoi personaggi che vivono in un mondo che sembra aver già subito un disastro nucleare, relitti dentro uno spazio immaginario tenuti in vita dalle loro stesse interminabili domande senza risposte, sono ancora tremendamente contemporanei e forse, se possibile, di più, rispetto alla loro stessa data di creazione (1957).
Vibrano le frasi e le battute con una precisione da partitura musicale.
In una stanza dal pavimento a scacchi bianchi e neri, il cieco e paralitico Hamm (Vittorio Franceschi) al centro e il claudicante ma impossibilitato a sedersi Clov (Milutin Dapcevic) si contrappongono.
Ai toni duri e implacabili del primo, padrone, re già sconfitto su sedia a rotelle fanno da contrasto i toni quasi flautati del servo, remissivo che aspira all’uscita dalla scena/vita.
Bravi entrambi gli attori che con ricchezza di espressioni e sfumature rendono bene la dipendenza, i conflitti, continuando, in conversazioni sfasate, inutili, ripetitive, a prolungare un’agonia e a ritardare la fine di una partita persa inesorabilmente dall’inizio.
”Ma riflettete, riflettete, ormai siete al mondo, non c’è più rimedio”.
Ma anche comicità perché comica è anche l’infelicità e forse non c’è niente di più comico dell’infelicità.
“Finale di partita” fluisce così in una lunghissima gag, in una farsa di clowns tra uno strafottente sadico e un mobilissimo e svagato compagno di sventura.
Il conflitto/dipendenza tra Hamm e Clov affiora con evidenza su di un’astratta scacchiera più mentale che reale.
C’è inoltre descritta un’insanabile frattura generazionale sottolineata dalla sistemazione dei genitori dentro secchi di spazzatura, un rifiuto molto attuale, un’immagine “situazionista” e profetica.
Le scene raggelanti di Maurizio Balò ricreano un ambiente con stucchi e caminetto.
Due finestre che si aprono una sul mare e l’altra sulla terra.
Da una di queste finestre aperte sembra venire un soffio di speranza dalle voci di bambini che Hamm e Clov ascoltano per pochi minuti, ma subito la finestra è chiusa e tutto prosegue.
Convincenti anche le interpretazioni e apprezzabile la resistenza di Nagg (Antonio Giuseppe Peligra) e Nell (Diana Hobel), i maledetti progenitori, reclusi tra i rifiuti e ridotti a miseri moncherini.
Miseri!
di Samuel Beckett - Regia Massimo Castri
Con Vittorio Franceschi, Milutin Dapcevic, Diana Hobel, Antonio Giuseppe Peligra
Teatro India - martedì 15 giugno 2010
Set as favorite
Bookmark
Email This







.jpg)






