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Catherine Spaak all'Eliseo, Vivien Leigh - L’ultima conferenza stampa

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Catherine Spaak all'Eliseo, Vivien Leigh - L’ultima conferenza stampa di Stefano Maria Palmitessa e Francesca Barreca

Vivien Leigh - L’ultima conferenza stampa di Marcy Lafferty

ELEGANZA COME BELLEZZA

Stare un gradino sotto la media è la migliore strada per convincere. Questa è sembrata la scelta di Catherine Spaak l’altra sera all’Eliseo.

Elegante, raffinata, tiene la scena per un’ora e mezzo in un monologo con pause giuste, ritmi in crescendo e apprezzabili capacità interpretative, raccontando la vita e la carriera di Vivien Leigh.

Nell’ultima conferenza stampa, rilasciata poche settimane prima della morte per tubercolosi nel 1967, Vivien l’indimenticabile Rossella O’Hara di Via col vento, affonda il pedale sui suoi ricordi privati e pubblici.

Affiora una donna combattiva e fragile, determinata e instabile, talentuosa e inquieta, che vive intensamente la sua smisurata passione per Laurence Oliver e che non arretra davanti alla malattia mentale, con una grande qualità: quella di dire sempre la verità.

Una struggente elegia del mondo dello spettacolo, un leggero e preciso apologo sul “dietro le quinte” hollywoodiane; in un’offerta culturale confusa in cui il teatro sembra destinato verso orizzonti sempre più incerti, a metà strada tra “lo spettacolo” così odiato dal grande Carmelo Bene e la provocazione, un copione nient’affatto scontato dell’arte della recitazione, minacciata dalla negligenza e dalla volgarità.

In una scenografia semplice con proiezioni d’immagini sfuocate sul fondo a rievocare il passato e a concretarne i fantasmi, la signora del palcoscenico con la sua recitazione garbata, mai eccessiva, sa dare i giusti toni al personaggio cogliendone anche le sfumature più tragiche.

Sottolineate da colpi di luce sferzanti di proiettori puntati sulla platea come scariche da elettroshock che abbagliano e sorprendono .

Effetto inconsueto e ben riuscito.

Aggiungete un finale triste e patetico, cui la regista (la Spaak stessa) non ha saputo rinunciare a rappresentare, forse, una complicità profonda e sentita con le vicende narrate.

Regia e con Catherine Spaak - Sabato 24 aprile 2010- Teatro Eliseo
 


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