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Quello che le mamme non dicono

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Quello che le mamme non dicono, di Claudia Cecilia Santamaria Claudia Cecilia Santamaria e' una blogger, comparsa in rete il primo aprile del 2008. Il suo blog si chiama machedavvero.it. Il nome e' un'esclamazione. La sua esclamazione quando ha scoperto di essere incinta. Incredulita', sorpresa, in un menage con fidanzato-convinvente che ruotava attorno a una carriera in rampa di lancio, aperitivi, cene, modiva, insomma. Notturna e non.

Questo prima. Prima dell'esclamazione. Il suo dopo che si chiama Viola, e' stato affidato al blog ed e' diventato un libro. S'intitola, Quello che le mamme non dicono, dal pampero ai pampers alla ricerca dell'istinto materno. Lo pubblica Rizzoli, costa 16,50 euro, e' lungo 261 pagine.

Si legge d'un fiato. E' un diario. Cui l'autrice confida il suo percorso alla ricerca, appunto, dell'istinto materno. E' una fitta rete di parole che rincorre l'autentiticita' di sensazioni che percorrono la mente di una donna quando si scopre incinta; quando si scopre a tenere in braccio un fagottino, molto spesso ululante; quando realizza il totale annullamento che coincide con un piagiama indossato all day and night long.

E' un diario, dicevamo, che vuole sfatare una serie di luoghi comuni sull'incanto dorato che circonda la dimensione di “mammitudine”. Ossia, sfatare il mito della mammina perfetta che resiste, resiste. Tutto sopporta (soprattutto le ore di sonno che piu' sonno non sono). Perche' questo richiede essere una buona madre. Dimentica se stessa. Trincerandosi dietro frasi che suonano cosi': da quando e' nato il mio bambino sono sempre al settimo cielo!; mio figlio mi riempie la vita, non ho bisogno d'altro; il sabato sera? A casa a veder Bambi (fonte sito web: http://quellochelemammenondicono.blogspot.com/)

Il ritmo e' avvincente con picchi davvero esilaranti. Non ci sono forzature. E' una testimonianza di un modo di essere mamma. Personalissimo e per cio' stesso non giudicabile. In fondo e' proprio questo che si teme quando si dona la vita, piu' o meno consapevolmente.

La paura di non farcela. Di non essere all'altezza. Di subire il giudizio esterno che ti dice che si fa cosi', perche' si fa cosi'. Il timore, in fondo, di non potere conciliare il proprio se con quello di un altro. Tuo figlio, appunto. Il sentore che il mestire di mamma sia quello piu' difficile, perche' il suo dare e' scontato.
 


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