Trattasi senz’altro di infrastrutture antiche ma che hanno trovato il loro spazio nell'urbanistica moderna di Roma, monumenti a cielo aperto che testimoniano oggi la loro antica funzione civile. Gli acquedotti romani sono "stati per così dire assorbiti dalla città, che li vede ormai come semplici ornamenti di una periferia informe e intrinsecamente provvisoria", scrive Franco Purini, curatore insieme a Bruna Marchini e Alberto Becchetti, della mostra Acquedotti romani, allestita dal 7 luglio e fino al 6 novembre 2011 nello spazio Cinecittàdue Arte Contemporanea, al quarto piano dell'omonimo centro commerciale (viale Palmiro Togliatti 2, tutti i giorni dalle 11 alle 19.30, ingresso libero, tel. 06.7220910).
Sono stati scelti trentadue tra architetti, artisti, fotografi e poeti, tra i più rappresentativi del panorama italiano e internazionale, collegati tutti da un unico tema ispiratore: gli antichi Acquedotti, grandiosi e spettacolari resti disseminati nella campagna romana tra l’Appia e la Tuscolana.
“Tra il 1948 e il 1953 – racconta Purini nel catalogo - prima che mi trasferissi con la mia famiglia a San Lorenzo, gli ampi spazi attorno al Quadraro sono stati per me, per mio fratello e per i miei amici di allora straordinari luoghi dell’avventura. Prati, marane, canneti, campi coltivati, pareti di tufo sulle quali si aprivano grotte che ospitavano qualche pastore con le sue greggi, case sparse o unite a formare microvillaggi, orti, torri medievali isolate costruite su fondazioni romane, terrain vague formavano un universo fantastico che non si finiva mai di esplorare. Era la Campagna Romana come l’avevano vista e raccontata scrittori come Goethe, Chateaubriand, Stendhal. Generazioni di pittori avevano trovato in quel mondo vuoto e desolato - che più tardi, dopo molte letture, avrei scoperto nella sua dimensione sublime - numerosi scorci da fissare sulla tela”.
Dopo che il tempo ha battuto il mezzo secolo da quelle atmosfere di una Roma che fu, oggi è nato il desiderio di riproporre un tema da tempo non più ripensato: “Negli ultimi decenni – spiega ancora Purini - gli acquedotti sono stati per così dire assorbiti dalla città, che li vede ormai come semplici ornamenti di una periferia informe e intrinsecamente provvisoria anche se essa è, in realtà, una città oltre la città consolidata da tempo. In qualche modo gli acquedotti si sono confusi con lo sfondo casuale di strade e di edifici perdendo la loro vera visibilità, vale a dire quell’emergenza iconica che li aveva trasformati in autentici simboli. Per questo motivo ho proposto a Stefano Toti di chiedere a questi solenni ruderi, attraverso una mostra ad essi dedicata, di riprendere il loro ruolo di protagonisti di un rinnovato immaginario urbano. Un immaginario che sembra ermetico e lontano, ma che in realtà è in attesa di ridiventare operante”.
Pasquale Zenga
Turismo in Sicilia by www.costierabarocca.it
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