Con l’ex purificatore in scena dal 7 al 12 luglio al teatro Argot di Roma all’interno della rassegna Nuova drammaturgia contemporanea/off, s’indagano temi di duplice natura: contingente e filosofica.Accanto a dilemmi quali la definizione di Stato, giustizia, individuo e libertà, si affacciano problematiche attuali che hanno bisogno di soluzioni nel presente, come la partecipazione delle donne alla politica italiana, dove sono ridotte ad inutili suppellettili, o il tentativo politico di eliminare le minoranze foriere di diversità.
Con il patrocinio di Nessuno tocchi Caino e di Amnesy International, lo spettacolo, scritto e diretto da Maria Bernardini Pignataro, si carica oltre che di valore estetico e culturale, anche di una forte responsabilità civile, infatti: «Come sosteneva Adorno, “il compito dell’arte nel 20esimo secolo sarà quello di mostrare le disarmonie del mondo”, ed io sento essere questo lo scopo del mio lavoro» Ha spiegato a Vita di donna la regista.
I due personaggi in scena sono dei “purificatori”, ovvero boia del sistema: il primo giovane e fiducioso ha il gramo compito di giustiziare il secondo, “ex purificatore” ormai stanco e sconfitto.
Al centro della storia, quindi, è il loro rapporto nei momenti prima dell’esecuzione, ora guidato dalla certezza data dall’abbandono totale al “comitato” che per tutti pensa e su tutti decide, ora dal dubbio proprio dell’uomo e dei suoi sentimenti.
A rappresentarli, due donne truccate simbolicamente con tratti neri alla stregua di maschere tribali, che ne mostreranno il mutamento di coscienza.
Oltre ad essere un tributo al teatro kabuki giapponese degli albori, in cui erano appunto le donne ad interpretare i ruoli maschili, questa scelta parla anche di altro.
Lo stato di libertà di un paese si può far coincidere con l’importanza sociale delle sue donne.
Nel paese in cui avviene una giusta rappresentanza politica e un intelligente utilizzo delle risorse femminili, il rispetto dei diritti umani si può dire ad un buon livello e la diversità riconosciuta e apprezzata.
Di orwelliana memoria per il regime totalitario che fa da sfondo alla vicenda, l’ex-purificatore è un monito a non dimenticare, a non accomodarsi sull’ignoranza come pretesto per l’indifferenza: nel mondo sono ancora molte le esecuzioni capitali, che senso ha fare finta di niente?
Ancora una volta sarà una donna e l’amore che essa diffonde a far vacillare tutto: il concetto di donna come portatrice di verità ricorre più volte in quest’opera, ispirata, come ha raccontato la regista, dalla cattura di Saddam Hussein e dalla sua tragica fine.
Maria Bernardini Pignataro è al suo secondo lavoro per il teatro, dopo aver scritto e diretto Mother of bones nel 2008.






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