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"E ora dove andiamo?" La religione della guerra

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"E ora dove andiamo?" La religione della guerra L’avevamo sospettato da tempo: ma se invece di fare la guerra i maschi del mondo si concentrassero a fare all’amore, magari con l’ausilio di sostanze stupefacenti lecite e non?

Anziché seguire pedissequamente i precetti religiosi dessero ascolto ai piacevoli richiami della natura non sarebbe più conveniente per tutti?

Specialmente per le donne, spesso costrette ad arginare la violenza ottusa degli uomini e ad essere colpite per prime dalle conseguenze tragiche della guerra. Detto così, a noi occidentali, verrebbe da dire: niente di nuovo sotto il sole.

Dopo il mitico M.A.S.H. di Robert Altman abbiamo tutti l’esatta percezione del lato comico ed eversivo della guerra.

Tutt’altro spessore assume il film "E ora dove andiamo?" dell’incantevole regista e attrice Nadine Labaki. Narrare in forma di musical / commedia / tragedia il conflitto pluriennale tra cristiani e mussulmani nel martoriato Libano è operazione rimarchevole e coraggiosa. Gridare al mondo intero che sarebbe meglio per i prodi maschi fare sesso piuttosto che ammazzarsi a vicenda è operazione audace in un paese mediorientale.

Labaki ci ha già abituato con il suo precedente lungometraggio Caramel ad avere uno sguardo non convenzionale sui rapporti tra i sessi, sui desideri delle donne (davvero affascinanti) e sugli impacci dei maschi, prime vittime dell’ortodossia religiosa (sia cristiana che mussulmana). Il Libano, paese culturalmente internazionale, sembra poter rappresentare in questo senso una finestra aperta e mobile. Il fatto, poi, che il film sia diventato campione d’incassi nel paese dei cedri la dice lunga sulla percezione della realtà che hanno i popoli in medioriente.

In un villaggio la comunità locale, perfettamente divisa tra cristiani e mussulmani, è riuscita a mantenere una pace precaria ma duratura grazie alla perseveranza delle donne e alla lungimiranza degli uomini di Dio. Si sopravvive a fatica, grazie ai ragazzi che vanno a vendere i prodotti locali nella capitale e a riportare beni necessari: su di una pericolante vespa sfidano quotidianamente i cecchini per far sopravvivere il loro villaggio. Il tranquillo tran tran della comunità viene però inquinato dalla riesumazione di un televisore che porta all’interno del villaggio notizie di guerra dalla capitale.

Gli animi si scaldano e le donne corrono ai ripari con una idea geniale: bisogna distrarre gli uomini mentre la tensione sale. Nel gioco entra anche la tragedia ed il colpo di scena finale invita tutto il genere umano ad interrogarsi sul fine ultimo delle nostre azioni.

La regia è attenta a mantenere in equilibrio le diverse componenti del film: il comico, il tragico e il musicale non si rubano mai la scena dando il loro apporto alla costruzione di un film ben orchestrato e magnificamente interpretato.


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