Una famiglia in viaggioVisto in anteprima al Goethe Institut di Roma, in lingua originale e sottotitoli italiani, "Almanya, la mia famiglia va in Germania" della giovane regista turco-tedesca Yasemin Sandereli. Applaudito all’ultimo Festival del cinema di Berlino, il film è campione d’incassi in Germania con oltre 11 milioni di euro.
Sceneggiato dalla giovane regista e dalla sorella Nesrin, il film è in qualche modo autobiografico e vuole anche essere un omaggio alla Germania, patria accogliente. Sorta di road movie allegro e grazioso, la cinepresa segue la famiglia Yilmaz attraverso la scelta del patriarca (il nonno della regista) di trasferirsi in Europa, da un piccolo paese dell’Anatolia, per dare un futuro migliore alla sua famiglia. Con continui salti tra passato e presente lo spettatore assiste alla crescita dei quattro figli Yilmaz con humour e prese in giro dei rispettivi stereotipi, anche religiosi.
Fino al presente e alla volontà del patriarca di portare tutta la famiglia, ormai allargata con nipotini, a visitare la madre terra turca dove ha comprato una casa in campagna. Inizia il viaggio di tutta la truppa verso e attraverso la Turchia con inevitabili prese di coscienza e maturazioni che solo il viaggiare sa donare all’individuo.
Yasemin Sandereli dimostra di aver imparato bene la lezione dei vari Vigo (Zero in condotta), Truffaut (I quattrocento colpi), Fellini (Amarcord) perché vincente si rivela la sua scelta di narrare questa storia prevalentemente attraverso lo sguardo dei bambini, geniali nel cogliere l’essenza della vita.
Sempre di più, ormai, il cinema assume questo ruolo di testimone urgente del nostro tempo. La riflessione su sé stesso come dispositivo inserito nella storia (della realtà come del cinema) è messo in secondo piano rispetto alla necessità di narrare vicende che riguardano noi e il bisogno d’informarci sullo stato della nostra umanità. Ne derivano film che non sono capolavori d’arte, ma una rassicurazione commovente sullo stato delle cose e dei sentimenti. Vivere, amare due patrie e rispettarsi, sembra suggerire il film, si può e la compenetrazione culturale profonda tra turchi e tedeschi sta lì a dimostrarlo.
L’allegro cast è ottimo tutto.
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