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Matrimoni forzati, “Per forza, non per amore”



Auditorio pieno a Imola per il convegno internazionale sui matrimoni forzati “Per forza, non per amore”

Imola (BO), 1 giugno 2011 – Con la proposta di: ”Un tavolo interistituzionale per la creazione di un piano regionale di prevenzione e contrasto sui matrimoni forzati”, in cui associazioni e istituzioni potrebbero elaborare, a partire da esperienze concrete, campagne formative e di sensibilizzazione e linee guida per le operatrici e gli operatori.

Una proposta introdotta da Barbara Spinelli, avvocata e autrice di “Femminicidio”, e ribadita dall’appello di Tiziana Dal Pra, presidentessa di Trama di Terre, che si è rivolta alle istituzioni locali, chiedendo misure concrete alla Regione Emilia Romagna, si è chiuso il convegno internazionale sui matrimoni forzati "Per forza, non per amore" che si è svolto lo scorso 27 maggio a Imola.

Organizzato da Trama di Terre, con il patrocinio del Comune di Imola e della Regione Emilia Romagna, il convegno ha visto la partecipazione di oltre 150 persone nelle due giornate di svolgimento.

Nel convegno sono stati presentati i risultati della prima indagine realizzata in Emilia Romagna sui matrimoni combinati nelle comunità migranti (pachistana, indiana, bengalese e magrebina).

La pratica dei matrimoni forzati,  frutto di tradizioni patriarcali sopravvissute a lungo anche in Italia, è ancora oggi diffusa in alcune aree del continente asiatico, nel Maghreb e nell'Africa subsahariana.Le vittime sono principalmente giovani donne e bambine (molte di loro hanno solo 11-12 anni), condotte in Europa nei flussi migratori, e che vivono anche in Emilia Romagna.

La ricerca, condotta dal Dipartimento di Studi Sociali dell'Università degli Studi di Milano per conto dell’associazione imolese, si è basata su 44 interviste a vittime di matrimoni forzati, mediatrici culturali, insegnati, operatrici/ori sociali, rappresentanti di associazioni, e ha messo in luce 33 esperienze.

Secondo l’indagine, sono le scuole e i centri di formazione professionale, le istituzioni, le agenzie in cui si rilevano i troppi casi di bambine ed adolescenti vittime di una violenza che limita la loro libertà, costrette a far ritorno nel loro Paese d’origine per contrarre, a loro insaputa, un matrimonio deciso dai genitori.  

I casi segnalati dallo studio riguardano marocchine/i (12) pakistane/i (5) indiane/i (5). La forzatura è perpetuata non solo attraverso la violenza fisica, ma più spesso mediante pressioni psicologiche, ricatti emotivi, appelli alla vergogna o al disonore, seguiti da minacce di abbandono da parte della famiglia.

Poi ci sono le unioni di convenienza per l’ottenimento del permesso di soggiorno, che rientrano nelle motivazioni più diffuse in caso di povertà o difficoltà di emigrazione.“Secondo i dati del 2009, in Marocco – ha affermato Tiziana Dal Pra - i matrimoni precoci per giovani di età inferiore ai 16 anni sarebbero stati ben 28mila.

Ricerche condotte in altri Paesi europei, dove resta prevalente la quota di sommerso, indicano in 300 i casi l’anno in Gran Bretagna e Danimarca, 140 in Svizzera, circa il doppio in Germania, una ventina in Spagna, mentre in Olanda, Norvegia e in Italia mancano le stime affidabili.

Nel nostro Paese, contrariamente a quanto avviene in Norvegia, Belgio, Danimarca e Gran Bretagna, emerge la mancata inclusione dei matrimoni forzati nel codice penale”.

I casi e le esperienze maturate nel percorso d’accoglienza da Trame di Terre, comparate con quelle delle associazioni Southall Black Sisters di Londra (Inghilterra), Association Democratique des Femmes du Maroc di Rabat e Insat di Beni Mellal (Marocco), sono state illustrate al convegno e approfondite nel seminario formativo che si è tenuto il giorno seguente a Imola, alla sede di Trame di Terre, e che ha coinvolto oltre 40 tra operatrici e operatori della Rete dei Centri interculturali, di Centri antiviolenza e di comunità di accoglienza per donne e minori, assistenti sociali, realtà del terzo settore.

Dai casi concreti e dalle problematiche della questione immigrazione (casa, lavoro, salute donna ed empowerment) sollevate dal centro londinese che opera in stretto contatto con associazioni, Polizia e servizi sociali, alla “Moudawana”, il nuovo Diritto di famiglia in vigore in Marocco dal 2004, e la “Primavera dei diritti”, i movimenti delle donne magrebine e delle loro associazioni che lottano per la revisione di alcuni punti del nuovo codice.

La ricerca e i materiali del convegno sono disponibili sul sito dell’associazione (www.tramaditerre.org).Ufficio

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